Italo di Fabio

Mi è stato chiesto di fare una breve presentazione, un profilo, di Italo di Fabio fotografo a Castelluccio di Norcia. 
Come fotografo, suppongo, e non come persona, anche se, come vedremo non è possibile parlare del fotografo senza parlare anche dell’uomo.
Conosco Italo dagli inizi degli anni 70 quando, ventenne, feci il mio ingresso nel mondo della fotografia amatoriale.

Asini

Apparecchiature fotografiche degli esordi

Erano gli anni della diffusione delle apparecchiature giapponesi in Italia: Yashica, Canon, Pentax, Minolta, Rollei, Nikon e per i più fortunati Leica. Sono certo che il passaggio dalla mia prima macchinetta Yashica GT a telemetro alla Nikkormat e poi alla Nikon F non è stato frutto del consiglio di Italo. Già perché pur rispettando le preferenze di ognuno egli non faceva mistero di ritenere la Topcon la regina delle reflex e tutte le altre marche macchine di serie B.

Orgoglioso del possesso di apparecchi belli e prestigiosi come quelli della Nikon non riuscivo a capacitarmi della ostinata predilezione di Italo per la Topcon.

Topcon

 

La Topcon

Alla Topcon, mi disse, era arrivato dopo l’Exacta, l’apparecchio più economico allora disponibile e per una coincidenza fortuita. Il negoziante di fiducia Carlo Soci gli aveva offerto a prezzo di sottocosto il corpo di una Topcon che aveva un’ammaccatura sul pentaprisma conseguente ad una caduta dalla vetrina.

Cartoon: Italo Di Fabio fotoamatore (medium) by Enzo Maneglia Man tagged maneglia,fotoamatore,italodifabio

Italo di Fabio rappresentato da Enzo Maneglia Man (per gentile concessione dell’autore)

Ebbene, con un normale 58 f. 1, 8 di serie, un 28 f. 2, 8 e uno zoom Tamron 70-250 Italo sfidava e umiliava tutti noi fieri di apparecchiature ben superiori. Superiori solo sulla carta perché sul campo tutti i test delle riviste andavano a farsi benedire. Tutte le volte che le Kodachrome tornavano sviluppate e montate, nella loro scatoletta gialla, provavi sentimenti indicibili . Proiettavi le diapositive a casa, ti esaltavi e correvi al chiosco di benzina di Italo per raccogliere il plauso del tuo mentore. E qui avveniva il dramma: con lo sguardo sfuggente di chi la sa lunga solo dopo ripetute richieste ti portava in casa e dopo aver lodato con generosità le tue meraviglie proiettava le sue diapositive: foto dopo foto, prese negli stessi luoghi visitati insieme e dalle stesse posizioni, il tuo morale andava sotto i piedi tanto era lo scarto tra le tue foto e quelle del maestro. Non parliamo poi di quello che ti aspettava quando ti faceva vedere le stesse foto ritoccate e rielaborate con un processo di duplicazione su cavalletto, contro il muro e con mascherature manuali tipo quelle della lavorazione del bianco e nero!

Asini

Un benzinaio fotografo

La sua fama divenne tale che persino la prestigiosa rivista Progresso Fotografico dovette fare un servizio sul fenomeno Di Fabio. Inutile dire poi accanto alle lodi del pubblico e delle giurie di tutto il mondo le imitazioni, le invidie e i commenti sarcastici di frustrati di tutt’Italia che nella loro supponenza, dall’alto di attrezzature milionarie si vedevano annichilire da un benzinaio con un normale 58 e un comune 28 2, 8!
Sono passati quasi quarant’anni, ma non ho dimenticato e non dimenticherò mai lo stupore provato davanti a certi suoi scatti che considero piccoli capolavori d’arte, se d’arte si può parlare a proposito della fotografia.

Due suore

Oggi che c’è Photoshop, certi effetti li può ottenere chiunque, basta provare ed osare. Ma allora chi era in grado di far cadere la luce in quell’angolo della foto, trasformare un cielo nuvoloso, accostare forme e soggetti in un contrasto cromatico inusuale, non visibile in natura dall’occhio umano?

Di Fabio-Suore

 

Le due suore vestite una di bianco e una di nero che sedute su un moscone in riva al mare, sotto un cielo nuvoloso che sembra uscito da un El Greco guardano verso l’orizzonte lontano, l’espressione di un bimbo triste che, mani giunte, sta per piangere, il moto dei ciclisti colorati preso a 1/2 di secondo, l’incrociarsi in cielo di un aereo con un gabbiano, le mani rugose di una vecchietta che chiede l’elemosina o di un pescatore che ripara le reti, i il suonatore della banda comunale con i riflessi sullo strumento dorato, il lavoratore della macchina trebbiatrice che con il volto impolverato si attacca ad un fiasco, i buoi nei campi che stancamente trascinano un aratro, le casette abbandonate su crinali e illuminate da luce radente, due persone su un sentiero bianco, foglie secche e nature morte di frutti dalle forme più bizzarre, i ritratti incredibilmente espressivi di ragazze comuni che come modelle non direbbero nulla ai più, la gallina che per bere allunga il collo e fa sparire la testa nella pietra scavata, una scolaresca di bimbi che fanno un girotondo mano nella mano con le loro suore alla luce incerta del tramonto, e altro ancora.

RiminiLe innumerevoli e stupende vedute marine di Rimini in tutte le stagioni, dai tronchi trascinati a riva da onde di schiuma bianca, ai capanni dei bagnini ripresi con il 17 dal basso con le fughe dei giochi della sabbia, alle vele multiformi, alle barche dei pescatori, agli immancabili mosconi, alla variegata umanità dei bagnanti di ogni età e forma fisica ripresi con implacabile realismo in atteggiamenti insoliti e divertenti, variopinti aquiloni sospesi in cieli tersi, meravigliosi e struggenti tramonti sul vecchio e caro molo riminese.

Ma poi, e soprattutto, le foto dei Monti Sibillini e di Castelluccio in particolare. Mai prima dell’avvento di Photoshop ho visto tante e tali foto di questo posto incantato che proprio Italo ha fatto conoscere agli amici e ai fotoamatori di tutta Italia. Non c’è angolo di Castelluccio e dintorni che Italo di Fabio non abbia immortalato come solo lui sapeva fare.

Arnie

Il maniscalco del paese che ferra un cavallo, galli e galline multicolori, l’asino davanti alla porta di legno color rosso sangue di una casa del borgo antico, le vecchie davanti alle case, muli, asini e cavalli con proprietario sopra o di fianco ripresi in curve e scorci contro imponenti roccaforti montuosi, grandi greggi al pascolo in spazi immensi in tutte le condizioni di luce ma soprattutto al tramonto i pastori a piedi e a cavallo su muli ed asini, con cappelli o ombrelli, ritratti dei castellucciani in piazza che sembrano pitture, il maggiolone multicolore abbandonato nel Pian Grande e sommerso da nuvoloni bianchi, la casetta in rovina nel piano, le arnie delle api disposte in cerchio con lo sfondo del Monte Vettore, il picnic dei gitanti domenicali con ragazze che prendono il sole in bikini ridottissimi e buffi, e poi tanti, tanti campi gialli azzurri viola e rossi ripresi ora in panoramiche ora in dettagli incredibili che nessuno immaginerebbe mai.

Maggiolone

E i cieli nuvolosi di Castelluccio, i contasti tra i blu e i gialli dei campi e i rossi delle distese di papaveri. E tante altre immagini ancora che non posso qui elencare ma di cui per fortuna vi è traccia nei cataloghi dei concorsi fotografici dell’epoca. 

Conosco anche se solo superficialmente, la fotografia italiana quale è riportata nelle pubblicazioni accessibili nelle nostre biblioteche e librerie. Per quel che ho visto non credo di esagerare se affermo che raramente mi sono imbattuto in un fotografo con un tal occhio: nulla sfugge allo sguardo di Italo. E nessuno con una mano così ferma:gli ho visto scattare foto su Kodachrome II con focali di 240 mm a f. 8 e a 1/4 di secondo, a mano libera, senza luce! Mentre scattava ridevo e lo prendevo in giro: ma una volta visto il risultato non ho più parlato.

Bosco

Ma non è solo l’occhio o la mano a fare grande un fotografo. Occorre qualcosa di più: l’immaginazione e il…cuore. Sì, perché le foto di Italo non sono solo ben fatte, tecnicamente perfette, ma parlano al cuore da sole, senza bisogno di spiegazioni o titoli. Il sentimento che provi guardandole corrisponde perfettamente a ciò che l’autore voleva dire;e siccome Italo è di uomo di poche parole ma di tanta immaginazione, i suoi lavori sono immaginifici e persino onirici. Sì, ti portano in un mondo lontano nel tempo quando da bambino vedevi e vivevi un mondo fantastico meravigliosamente diverso, tutto tuo. Poche fotografie di quelle che a migliaia ci passano sotto gli occhi hanno questa capacità di comunicazione: quelle di Italo di Fabio sì e quasi tutte.

In costume


Oggi che per motivi fisici non può più inseguire i paesaggi prediletti Italo continua la sua ricerca fotografica in casa con elaborazioni al computer. E dato che la sua immaginazione e la sua bravura sono straordinarie con la mia franchezza mi sono permesso di avanzare riserve verso certi esiti bizzarri dei suoi ultimi lavori. Devo però riconoscere che in un mondo in cui tutto si evolve non possono non cambiare anche il linguaggio fotografico e i gusti personali. Quindi ha ragione Italo quando si cimenta con nuove forme espressive al limite del fumetto o dell’astrattismo.

Pecore

 

Questo però non mi impedirà di affermare che il vero Italo che sarà ricordato rimarrà sempre quello degli anni 70-90: il mago della luce e del colore, l’artista che parla al cuore di tutti e tutti fa sognare.
Infine solo un pensiero sull’uomo Italo. Le sue qualità umane sono ben note a coloro che lo conoscono: straordinaria generosità, incondizionata disponibilità, franchezza, grande equilibrio e sincerità. Ma il suo pregio più grande è stata e rimane la modestia. Una modestia anche eccessiva che il carattere timido ha ancor più amplificato. E in un mondo come quello fotografico dove la selezione avviene quasi sempre non per meriti, ma per appoggi, sponsor, disponibilità pecuniarie, capacità di apparire, non c’è stato posto per Italo, non dico a livello internazionale come meritava ma neppure a livello nazionale e locale.

Papa

 

A Rimini, in Italia e all’estero molti conoscono e apprezzano Italo: non però le persone che contano, gli imprenditori, i giornalisti, gli intellettuali, gli editori, le istituzioni pubbliche e private. In questo la vicenda della mancata fortuna editoriale di Italo è l’emblema della situazione generale del nostro Paese: i geni ed eccellenze non hanno fortuna perché scombussolano i giochini dei soliti noti, i raccomandati, i benestanti, gli amici e le amanti degli amici, le consorterie di partito e di affari consolidate, insomma il regno incontrastato di tutta quella banda di gentaglia che in tutti i gangli della società italiana tarpa le ali ai meritevoli. Finchè il nostro Paese non si sarà liberato di questa zavorra ciò che è successo a Italo capiterà anche al meglio della società italiana, soprattutto alle nuove generazioni; generazioni che devono invece essere messe alla prova e che trovano in un esempio come quello di Italo la forza di ispirazione e la volontà di avanzamento.

Ilario Menghi. Bologna, 23 ottobre 2012

Italo di Fabio, da lucadibartolo.net
G.Tani, Fiaf – Sessanta anni di storia della fotografia amatoriale italiana – decennio 4, anni 80-90
Italo di Fabio fotoamatore, di Enzo Maneglia Man

3 risposte a Italo di Fabio

  1. Giuseppe scrive:

    Belle foto in bianco e nero che ritraggono personaggi storici castellucciani e bellissime foto di colline dalle linee armoniose, tondeggianti e multicolori che mi ricordano le colline dei Colli Alti e Bassi.

    • ilario scrive:

      Mi permetto di intervenire per far presente che con ogni probabilità Italo di Fabio non potrà rispondere immediatamente e di persona in quanto per sua scelta non va su internet e , a quanto mi risulta,non ha un indirizzo email .Le foto qui pubblicate mi sono state in blocco tra quelle che Italo aveva a portata di …computer .Purtroppo le più belle interessanti e pertinenti con il paese di Castelluccio erano su diapositive vecchie di 40 anni e di cui Italo per motivi di tempo e di spesa non ha mai curato la scannerizzazione.Di qui la scelta obbligata di riportare in b.n. alcuni scatti duplicati con improvvisati metodi tradizionali (tubi di prolunga) e di qualità scadente.La pubblicazione decisa dal moderatore è stata forzatamente obbligata nel senso che bisognava dare pure la testimonianza del tipo di approccio fotografico degli anni 7o a Castelluccio. Perchè è stato scelto Italo ad aprire questa sezione del sito è detto chiaramente nella mia presentazione scritta.
      Dato che non si poteva fare una mostra di archeologia fotografica dedicata ad una persona i cui meriti non si fermano alla rappresentazione foamatoriale di Castelluccio;e che d’altra parte nella presentazione il valore fotografico dell’autore andava ben oltre il paesaggio per spaziare al ritratto e ad altri settori si è ritenuto di riportare un saggio delle sue capacità di ricerca.Dato che Giuseppe- se ho ben capito perchè ad una certa età si diventa sospettosi come e più del don Bartolo rossiniano- allude a certe colline dettagliatamente descritte come somiglianti ai Colli Alti e Bassi posso rassicurarLo: le colline più belle non le ho passate a Paolo il redattore ma le ho tenute per me :ne ho veramente tante.Come ho fatto ? Semplice ,perché di perle come quelle qui sopra riportate Italo ne ha così tante che non sa neppure lui quante sono. E siccome Italo è generoso con tutti e non si preoccupa di capire l’alto valore che rivestono sul …mercato se le lascia sfilare sotto gli occhi. Ora dato che tra tutte le foto sopra riportate probabilmente sono quelle che hanno più colpito Giuseppe -le altre in b.n. le conosceva perché esposte due anni fa al S:Sacramento proprio con la mia collaborazione – mi corre l’obbligo di precisare che per puro scrupolo Paolo ne ha pubblicate solo due:ma che ,udite udite se qualcuno ne vuole altre -per quale uso pubblico o privato affari suoi-io ne ho a millanta che tutta notte canta.Garantisco che quelle pubblicate a confronto fanno sorridere perché a solo vederle si diventa più rossi dei papaveri di Castelluccio.E dato che non speculo,che non ho diritti da pagare e che …,da buon minchione bolognese, sono amico di tutti le metto gratuitamente a disposizione ti chi fosse interessato.Per motivi di privacy scrivetemi però alla casella Postale n..xxxxxxxx.Garantisco la consegna in termini rapidi e con orari di recapito tra le 00,30 e le 06,30 ,si esattamente quando escono e rientrano le lumache del Cassero.Un saluto a tutti. Ilario

      • Ho letto il commento di Giuseppe e l’articolata risposta di Ilario. Fanno tutte e due bene alla discussione; quanto alle “colline” ho trovato nelle parole di Giuseppe un pieno apprezzamento sia alle capacità del fotografo che alla qualità dei soggetti.

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